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97d9fc56ecbbfc74ebf93deba3918377492a0b3a — Nicola Pisanti 30 days ago 7e01244
notes on objects
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### On my relationship with objects and empty space 

I think of empty space not only as some kind of currency you can use to host objects, but as something with its own value.

Empty space is open to any possibility and a busy place can quickly make me confused and distracted. I keep my spaces in a flowing balance between order and disorder, ready to be reconfigured for a new need or situation. Whenever I can I keep one of the walls empty. I love white walls.

Evaluating emptiness as more important than the things it can contain, I avoid owning many objects. I avoid owning any (digital) object that works against me in favour of a third party, even though I still own a smartphone. I like everything that is built to last, and I prefer having the satisfaction of becoming skilled with a tool instead of owning something that is easy to use. 

I avoid having things I don't use often. Everything that is not frequently used should be collectivized so it doesn't take its toll on the free space of the individuals.

I consider everything I built from scratch as a master. A potter could say while working on the lathe that you are making a vase as much as a vase making you. But unfortunately (or fortunately?) I don't make pots for myself but software, with all that implies.

Further readings:    
* J. Cortázar, Historias de Cronopios y de Famas, "Preámbulo a las instrucciones para dar cuerda al reloj"    
* J.L. Borges, Elogio de la Sombra, "Las Cosas"    
* G. Clément, Manifeste du Tiers-Paysage, XI - 15,16    
* Lao-tzu, Tao tê Ching, XI    

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### Sulla mia relazione con gli oggetti e lo spazio vuoto  

Penso che lo spazio vuoto non sia solo una sorta di moneta, da consumare per ospitare gli oggetti, ma che abbia un suo proprio valore. 

Lo spazio vuoto è aperto ad ogni possibilità, mentre uno spazio pieno di cose può rendermi più facilmente confuso o distratto. Mantengo i miei spazi in un equilibrio dinamico tra ordine e disordine, pronti per essere riconfigurati secondo la necessità del momento. Quando possibile mantengo una parete totalmente vuota. Amo i muri bianchi.

Ritenendo il vuoto più importante delle cose che può contenere, evito di possedere molti oggetti. Evito di possedere oggetti (digitali) che lavorano attivamente contro di me per favorire terzi, anche se posseggo ancora un cellulare. Preferisco ciò che è costruito per durare, e preferisco avere la soddisfazione di diventare abile nell'uso di uno strumento piuttosto che possedere qualcosa di facile utilizzo.

Evito di avere cose che non uso spesso, tutti gli oggetti utili ma che non vengono usati frequentemente andrebbero collettivizzati in modo da non pesare sullo spazio vuoto dei singoli. 

Reputo un maestro qualunque oggetto io mi sia costruito da solo. Un ceramista potrebbe dire che al tornio sia tu a fare il vaso quanto il vaso a fare te. Purtroppo (o per fortuna?) non mi faccio vasi ma software, con tutto ciò che ne consegue.  

Ulteriori letture:
* J. Cortázar, Storie di Cronopios e di Famas, "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"    
* J.L. Borges, L'Elogio dell'Ombra, "Le Cose"    
* G. Clément, Manifesto del Terzo Paesaggio, XI - 15,16    
* Lao-tzu, Tao tê Ching, XI